Di Gabriele Denaro · Pubblicata il 20 settembre 2026 · Aggiornata il 6 ottobre 2026
Fare market timing significa cercare di essere fuori prima di un calo e dentro prima di un rialzo. Per guadagnarci devi avere ragione due volte: quando uscire e quando rientrare. La prima è difficile. La seconda lo è di più, perché una ripresa comincia spesso mentre le notizie sono ancora brutte.
La Guide to Retirement 2026 di J.P. Morgan analizza l'S&P 500 tra il 2 gennaio 2006 e il 31 dicembre 2025. 10.000 $ investiti per quei vent'anni sono diventati 80.619 $, un rendimento annualizzato dell'11,0%. Perdendo solo i dieci giorni migliori sono diventati 35.866 $, cioè il 6,6% l'anno, e perdendo i venti giorni migliori ne restavano 21.177. Dieci giorni su circa cinquemila di contrattazione hanno costato più della metà del risultato finale. Il calcolo è ipotetico e al lordo di costi e imposte.
La stessa guida osserva che sei dei dieci giorni migliori sono caduti entro due settimane dai dieci peggiori. I rimbalzi tendono ad arrivare nel mezzo dei periodi più spaventosi, proprio quando molti escono. Un piano che vende nel panico rischia di perderli.
Questo tipo di analisi è unilaterale: toglie solo i giorni migliori. Se togliessi invece i dieci peggiori, il risultato sarebbe molto migliore, e un timer perfetto lo catturerebbe. Il punto non è che perdere i giorni buoni sia uno scenario realistico. È che nessuno sa in anticipo quali giorni siano quali, quindi evitare quelli brutti significa rischiare di perdere anche quelli buoni.
L'alternativa è un piano che non dipenda dalle previsioni: investire con regolarità secondo un calendario, tenere un fondo emergenza così non devi mai vendere in un calo per pagare una spesa, e controllare il portafoglio abbastanza di rado perché una brutta settimana non sembri una decisione. I risultati passati non garantiscono quelli futuri, e queste sono informazioni generali, non una raccomandazione.
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