Di Gabriele Denaro · 1 ottobre 2026
Una bolla finanziaria si forma quando il prezzo di un'attività sale rapidamente molto oltre il suo valore intrinseco, per poi crollare. Il difficile è che, mentre accade, molti interpretano la salita come una nuova normalità. Per questo una bolla spesso si riconosce solo a posteriori.
La bolla dei tulipani (1634-1637) nei Paesi Bassi è considerata una delle prime speculazioni documentate, anche se gli storici discutono oggi quanto fu davvero ampia. Nel 1720 la South Sea Bubble fu una forte speculazione sulle azioni della South Sea Company, seguita da un crollo. Nell'ottobre 1929 Wall Street crollò dopo anni di forte crescita, in un contesto in cui erano diffusi gli acquisti a credito (un fattore tra gli altri). La bolla giapponese di fine anni Ottanta riguardò azioni e immobili e toccò il massimo alla fine del 1989 e si sgonfiò nei primi anni Novanta. La bolla dot-com del 2000 fu una speculazione sui titoli di aziende internet, molte senza profitti reali. La crisi finanziaria del 2007-2008 ebbe origine nella bolla immobiliare statunitense e nei mutui subprime, concessi a debitori con scarsa solvibilità.
Le bolle si nutrono di psicologia. L'espressione "irrazionale esuberanza", resa celebre da Alan Greenspan nel 1996, descrive l'ottimismo eccessivo che spinge i prezzi oltre i fondamentali. Il FOMO (fear of missing out) è la paura di perdere un'occasione e porta a comprare mentre i prezzi salgono; l'effetto gregge (herding) è seguire la massa senza fare valutazioni proprie; il bias di conferma è cercare solo informazioni che confermano ciò che già pensiamo. Spesso compare anche la convinzione che "questa volta è diverso".
La "teoria del più sciocco" (greater fool) descrive chi compra un'attività sopravvalutata sperando di rivenderla a qualcuno disposto a pagarla ancora di più. La leva finanziaria, per esempio gli acquisti "a margine" con denaro preso in prestito, amplifica sia i guadagni sia le perdite: rende le bolle più estreme e i crolli più devastanti.
Tra i segnali tipici ci sono euforia, prezzi che salgono oltre ogni logica e il racconto del "questa volta è diverso". Un rapporto prezzo/utili (P/E) molto alto rispetto allo storico indica aspettative molto ottimistiche, ma non è una prova di bolla: va letto insieme ad altri elementi.
Uno schema Ponzi non è una bolla ma una truffa: i fondi dei nuovi partecipanti pagano i rendimenti promessi ai precedenti, senza un'attività economica sufficiente, e il sistema collassa quando i nuovi ingressi non bastano più. Prende il nome da Charles Ponzi.
Le bolle insegnano l'importanza di studiare la storia e i fondamentali, di diversificare e di mantenere disciplina negli investimenti, senza farsi guidare dalle mode del momento. Non c'è modo di prevedere con certezza quando una bolla scoppia: l'obiettivo è non esserne travolti.
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